TIPOLOGIE DI RISCHIO

 

RISCHIO SPECIFICO

Il rischio specifico si evidenzia quando i “pericoli” derivano dalle caratteristiche peculiari del singolo titolo e quindi dell’emittente.                                                                            

Se quest’ultimo si trovasse in difficoltà, potremmo imbatterci in una mancata distribuzione dei dividendi o in una riduzione del valore dell’investimento, ad esempio legata a una vendita massiva in Borsa da parte degli azionisti. 

Se il rischio generico non è evitabile, è possibile contrastare gli effetti di quello specifico ricorrendo alla cosiddetta DIVERSIFICAZIONE. In questo modo si riduce l’esposizione, e quindi il legame, all’andamento del singolo titolo, controbilanciandola con quella di altri investimenti presenti in portafoglio.

AZIONI
Le azioni, per definizione, sono costituite da capitale di rischio, nel senso che non vi è garanzia di remunerazione dell’importo investito in origine. Chi le acquista deve essere consapevole che, quando deciderà di rivenderle, il prezzo potrebbe essere maggiore ma anche inferiore a quello iniziale. Il rendimento derivante dall’investimento azionario non è altro che il “premio” ottenuto dall’investitore per il rischio corso. Sono molteplici i fattori che influenzano il valore dell’azione: l’andamento del mercato in generale e il settore di appartenenza (rischio generico), accanto ad altre variabili legate all’emittente (rischio specifico). Tra queste, la capacità di generare profitti e flussi di cassa, la decisione di quanto remunerare gli azionisti tramite dividendi alti e sostenibili nel tempo, la solidità patrimoniale, la competitività rispetto ai concorrenti, l’aumento delle quote di mercato, la qualità del management. Tutti elementi difficili da valutare anche per gli stessi addetti ai lavori. 

OBBLIGAZIONI
L’investimento in titoli obbligazionari è storicamente più difensivo rispetto a quelli azionari. Questo tuttavia non significa che sia totalmente privo di rischi. Chi acquista un titolo a reddito fisso conosce il tasso di rendimento (l’importo esatto della cedola nel caso di tasso fisso e il parametro con il quale sarà determinato il coupon in caso di tasso variabile) e la data di scadenza nella quale riavrà indietro il valore nominale del capitale investito. Nel frattempo, tuttavia, nulla esclude che col passare del tempo l’emittente (Stato o azienda) possa avere delle difficoltà che gli impediscano il pagamento degli interessi. Eventualità ancora più tragica, l’emittente potrebbe incorrere in fallimento e, alla scadenza, non onorare la restituzione del capitale. Note sono le vicende legate all’Argentina nel 2001, ai titoli Cirio e Parmalat, alle emissioni della banca d’affari americana Lehman Brothers o ai titoli governativi della Grecia. 


RISCHIO EMITTENTE

Non tutte le società sono solide e affidabili allo stesso modo. Questo impatta sulla qualità dei loro titoli obbligazionari, che rappresentano un preciso impegno nei confronti dei sottoscrittori. Il rischio emittente di un’obbligazione è legato alla capacità, appunto, dell’emittente di corrispondere gli interessi e ripagare il proprio debito. Quando il soggetto (Stato, banca, impresa, ecc.) che ha emesso l’obbligazione non è in condizione di liquidare gli interessi e/o di restituire il capitale, il debitore si definisce insolvente. Esistono agenzie indipendenti specializzate, quali Moody’s e Standard & Poor’s (S&P), che aiutano a valutare la qualità dei titoli obbligazionari. Attribuendo i cosiddetti rating, stimano il merito di credito di un emittente, cioè la sua capacità di onorare i debiti contratti nei tempi e nei modi promessi. Nella tabella al lato, in ordine decrescente per qualità, le principali classificazioni utilizzate.


RISCHIO DI TASSO

Occorre tener presente, come regola generale, che
- il valore dell’obbligazione a tasso variabile tende a variare poco nel tempo.
- Il valore dell’obbligazione a tasso fisso varia in senso inverso all’andamento dei tassi di interesse. Cioè, se questi ultimi salgono, la quotazione del bond scende e viceversa.

Molto spesso, per valutare il rischio di titoli e fondi obbligazionari e per agevolarne le comparazioni, si ricorre al concetto di duration. Quest’ultima rappresenta la durata finanziaria di un titolo (o, se si tratta di un fondo, della somma di tutti i titoli in portafoglio), cioè la sua vita residua ponderata con il flusso di cedole che pagherà in futuro. 

Espressa in anni o in giorni, la duration costituisce una misura del rischio delle obbligazioni; all’aumentare del suo valore aumenta la volatilità, e quindi il rischio, del titolo nonché l'oscillazione della sua quotazione nel tempo al variare dei tassi d’interesse. Le obbligazioni a tasso variabile, in quanto titoli con cedole indicizzate ai tassi di mercato, presentano una duration bassa; di conseguenza la loro volatilità è ridotta anche in presenza di moderate oscillazioni dei tassi. Le obbligazioni a tasso fisso, la cui cedola resta identica a prescindere dall’andamento dei tassi, presentano una duration più elevata rispetto ai Titoli di Stato o ai bond a tasso variabile. Mostrano pertanto una maggiore volatilità e una reazione più marcata in caso di variazione dei tassi d’interesse. La duration di un portafoglio obbligazionario (come nel caso di un fondo d’investimento) è pari alla media ponderata delle duration dei singoli titoli che lo compongono.



RISCHIO DI CAMBIO

Finora si è ragionato assumendo che i titoli presi in considerazione siano denominati in euro. In realtà, sul mercato sono disponibili molti strumenti in valute di altri Paesi. Si tratta di divise di nazioni sia sviluppate (dollaro statunitense, sterlina inglese, ecc.) che in via di sviluppo (real brasiliano, peso messicano, ecc.). In tutti questi casi, oltre ai già citati rischi legati ai titoli, se ne aggiunge un altro potenzialmente determinante per il risultato finale: il rischio legato al cambio valutario, che può generare un apprezzamento o un deprezzamento dell’investimento. Infatti, nel momento in cui si acquista un titolo denominato in una valuta diversa occorre convertire il capitale finale in euro (nel caso di un’obbligazione anche il flusso cedolare).

Se la valuta in cui è denominato il titolo si è rivalutata rispetto all'euro, aggiungerà performance all’investimento e viceversa se avrà perso valore. Sebbene nel medio-lungo termine i tassi valutari tendano a rispecchiare la reale forza dell’economia del Paese cui si riferiscono, nel breve periodo le dinamiche dei mercati finanziari sono tali da rendere difficilmente prevedibile l’evoluzione del cambio. L’investimento fai da te in titoli in valuta estera è quindi tutt’altro che facile; il ricorso a fondi d’investimento può invece risultare efficace grazie alla possibilità di diversificare il rischio valutario. 


RISCHIO PAESE

Tra gli altri tipi di rischio in tema d’investimento non si può tralasciare il rischio Paese.  
Sebbene sia difficile dare una definizione pienamente condivisa si può definire il “rischio paese” come il rischio di insolvenza di operatori, pubblici e privati, legato all’area geografica di provenienza e indipendente dalla loro volontà. È anche il rischio legato alla  provenienza di un determinato strumento finanziario e dipendente da variabili politiche, economiche e sociali.

Anche in questo caso, il ricorso alla diversificazione e ai fondi può minimizzare gli effetti negativi.

 

RISCHIO PAESE, RISCHIO DI CAMBIO, RISCHIO DI TASSO, RISCHIO EMITTENTE E RISCHIO SPECIFICO:

POSSONO ESSERE ELIMINATI CON LA DIVERSIFICAZIONE ATTRAVERSO UTILIZZO DI FONDI COMUNI ED ETF

 

RISCHIO SISTEMATICO

Il cosiddetto rischio generico, detto anche sistematico perché di fatto non eliminabile nemmeno con i fondi comuni, è la rappresentazione della congiuntura economica mondiale, dei saliscendi delle Borse e le inefficienze che caratterizzano il sistema finanziario nel suo complesso. Rappresenta quella parte di variabilità del valore degli investimenti che dipende dalle fluttuazioni dei mercati, le quali hanno un impatto su qualsiasi titolo a prescindere dalla sua qualità. 

Se la Borsa è in calo, è molto probabile che un tale scenario impatterà anche sull’andamento del mio titolo. Ecco spiegato il fatto che prima di investire si deve aver ben chiaro l'orizzonte temporale da rispettare. Infatti il RENDIMENTO ATTESO , o performance, è diretta funzione della permanenza in un SEGMENTO DI RISCHIO FINANZIARIO, il quale necessita di un ORIZZONTE TEMPORALE DETERMINATO; tanto più ampio è l'orizzonte temporale tanto più elevata sarà la remunerazione diversificando in strumenti con componente di rischio/rendimento meglio ottimizzata.

 L'OSCILLAZIONE, o VOLATILITÀ, è una caratteristica (non un difetto!) delle attività più rischiose che nel medio/lungo termine possono portare a un rendimento maggiore. Il rischio specifico va eliminato dai portafogli, ricordando che senza il rischio (volatilità) non c'è rendimento e che non esiste un investimento che guadagna sempre. Pianifica il rischio e affronta i drawdown statistici adeguatamente al tuo profilo di investitore, affidandoti ad un consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede, possibilmente certificato EFA o EFP (EFPA è il più autorevole organismo professionale a livello europeo che certifica altissimi standard professionali del financial advisor con un processo di formazione e aggiornamento costante nel tempo che garantisce al cliente competenze di livello assoluto). Ricorda invece, che la competenza degli operatori di filiale non è certificata da nessuno, l'addetto alla consulenza è referenziato solo dal brand della banca; infatti in presenza di conflitto di interesse, la consulenza consiste normalmente nel vendere ciò che serve alla banca.